lunedì 11 marzo 2013

I ROMANZI STORICI DI FRANCO FORTE

Franco Forte.
Negli ambienti editoriali c'è grande mistero attorno a questo nome. Alcuni sostengono che si tratti solo di un infaticabile lavoratore, ma pur sempre umano.
La maggioranza, però, ha opinioni più bizzarre. Per esempio, c'è chi pensa che si tratti di un essere mitologico, mezzo uomo e mezzo libro, uscito fuori da qualche innesto genetico. Chi, in chiave molto più prosaica, ritiene si tratti di un collettivo, e che sotto l'egida di Franco Forte si nasconda un gruppo di editor, scrittori, consulenti editoriali e faccendieri di ogni sorta. Chi, infine, sostiene che Franco Forte sia in realtà Francoforte, ossia l'intera popolazione della città tedesca.
Molte sono le teorie, e alcune nemmeno tanto astruse: basti leggere le qualifiche di questa persona. C'è da andare ai pazzi.
Direttore editoriale delle collane da edicola Mondadori, direttore editoriale della Delos Books, editor, consulente editoriale, direttore di riviste letterarie (come la Writers Magazine Italia, Romance Magazine, etc), traduttore, sceneggiatore e, ultimo ma non meno importante, autore di romanzi best-seller per la Mondadori.

Teorie a parte, gli scrittori esordienti come me conoscono bene Franco Forte. Tante sono le cose che ho imparato sul forum della WMI e altrettante grazie alla rivista Writers Magazine Italia. Parte del mio percorso di autore e collaboratore editoriale lo devo anche, e soprattutto, al collettivo creato da lui e dal suo staff. Numerosi sono i racconti e gli articoli che mi ha pubblicato come editore e, per adesso, è da accreditare a lui la mia più grande soddisfazione letteraria: la pubblicazione de I dodici apostoli sul Giallo Mondadori.
Ma in questo post non intendo parlare di lui come editor/editore, ma come scrittore. E, di conseguenza, godere di quel "piccolo strapotere" di cui il lettore usufruisce nei confronti di un autore.

Per adesso, ho letto tre libri del boss (noi lo chiamiamo così), e intendo recensirli secondo la mia personale classifica di gradimento.

I BASTIONI DEL CORAGGIO 
Ducato di Milano, 1548. La dominazione spagnola sta devastando la città e si respira un clima di violenza e disperazione. Ci sono molti personaggi degni d'interesse, in questo romanzo: Ludovico de Valois, feroce vicario del Capitano di Giustizia;  Mariangela Comencini, sulla quale pende un'accusa di stregoneria; l'inquisitore Guaraldo Giussani (che, in qualche tratto del suo carattere, ricorda il Waleran Bigod de I pilastri della terra); la giovane e bella Anita Polidori (che ritornerà ne Il segno dell'untore) e infine il protagonista, Fulvio Alciati, coraggioso cavaliere di ventura.
La bellezza di questo romanzo risiede nella sua struttura corale: benché Fulvio Alciati sia il personaggio principale, non c'è un vero protagonista, che monopolizzi in toto l'attenzione del lettore. Al contrario, l'autore ha costruito un ginepraio di figure dettagliate, passando dall'una all'altra in una continua altalena. Personalmente, adoro le storie strutturate in questo modo, perché costruire un intero romanzo attorno a un unico personaggio può essere molto rischioso, se questi non ha le qualità o l'originalità per reggere la storia. La ricostruzione storica è molto dettagliata, a volte anche troppo; ma questo è il cavallo di battaglia dello scrittore, comune denominatore di molti dei suoi libri. 
Tra quelli che ho letto, questo romanzo resta il mio preferito: per credibilità dei personaggi e dovizia di particolari, per un'ambientazione disegnata col compasso e un'alternarsi di vicende al cardiopalma. Leggendo, sembra di essere lì, in una città divorata dalle malattie e dall'inquisizione, dove la disperazione e il fatalismo sembrano le uniche scelte possibili, in un inferno in terra che non dà tregua. 
Primo classificato.


ROMA IN FIAMME
Dalla Milano del XVI secolo passiamo all'antica Roma. Le intenzioni dell'autore sono già palesi a partire dal sottotitolo: Nerone, principe di splendore e perdizione.

È infatti l'imperatore romano che regnò per quasi quattordici anni a costituire il centro nevralgico di questo romanzo. C'è poco da fare: quando a reggere le fila della storia è un personaggio complesso  come Nerone, un uomo divorato dalle contraddizioni e in eterna lotta contro se stesso e gli altri, è difficile non restare abbacinanti dalla sua luce.
Anche in questo romanzo ci sono molti personaggi ben tratteggiati: basti pensare alla bella e disinibita Atte, una delle amanti di Nerone; o ad Agrippina, la madre dell'imperatore, regina di furbizia e cospirazioni politiche. Molti sono i comprimari che si conquistano qualche pagina di questo libro, ma ognuno di essi, per quanto ben delineato, è coperto dall'ombra di Nerone. Ed è qui, in questa scelta, che risiede l'originalità del romanzo. Attingendo a nuove fonti storiografiche, l'autore fa rivivere l'imperatore restituendogli una nuova dignità, una nuova intelligenza. Le pagine riportano in auge un personaggio che il pensiero collettivo aveva degradato a pazzo sanguinario o a megalomane psicopatico. Niente di tutto questo. 
Immergendosi in queste parole che grondano storia, passeggiando tra intrighi di palazzo e riti sessuali senza fine, si ha quasi l'impressione che Nerone, benché egocentrico e perfezionista, sia l'unico sano di mente, in un girone di anime depravate e assetate di potere. La scelta dell'autore, inutile negarlo, è coraggiosa: rivoluzionare la figura di Nerone, distruggendo i dogmi che per anni hanno ossessionato l'opinione collettiva. Come detto per il romanzo precedente, anche qui la riscotruzione storica è dettagliatissima (a volte anche troppo) e le pagine filano via velocemente. Non ci sono le trame e le sottotrame de I bastioni del coraggio e non c'è l'intrigo giallo de Il segno dell'untore: qui c'è Storia, c'è vita dell'antica Roma, ci sono congiure politiche e orge sfrenate, sogni di grandezza e fiamme che divorano il mondo. E soprattutto c'è lui, Nerone, che svetta sopra ogni altra cosa come un dio sceso in terra.
Secondo classificato.

IL SEGNO DELL'UNTORE
Dall'antica Roma di Nerone ritorniamo alla Milano del XVI secolo (qualche decennio dopo I bastioni del coraggio). Qui ritroviamo alcune figure a noi note: l'inquisitore Guaraldo Giusanni ma, soprattutto, Anita Polidori, un personaggio al quale ci eravamo molto affezionati. È lei, infatti, la moglie del protagonista, Niccolò Taverna. Taverna è un notaio criminale che si aggira nei dedali di una Milano messa in ginocchio: dalla povertà, dalla peste bubbonica, dall'inquisizione, da giochi di potere che lasciano spiazzati. È quasi un clima apocalittico quello che trasuda dalle pagine: i miasmi emanati dai fopponi e l'aria pestilenziale che ammorba Milano assumono vita propria. In questa sublimazione di sconforto e caos, Niccolò Taverna dovrà risolvere due casi: l'omicidio di Bernardino da Savona, commissario della Santa Inquisizione, e il furto del candelabro del Cellini, trafugato dal Duomo di Milano. Due indagini apparentemente sconnesse, che tuttavia paleseranno un legame con il prosieguo della storia.
Il segno dell'untore è un thriller storico: la trama gialla è calata in un'ambientazione cinquecentesca, sempre accurata e studiata (ma in questo caso sembra che l'autore abbia dosato ancora meglio le nozioni storiche). Se dovessi giudicare questo romanzo in termini obiettivi, affidandomi a una sorta di tabella di valutazione, dovrei dargli la medaglia d'oro. Dipanare un plot così complesso, su uno sfondo studiato al microscopio, è una missione che solo uno scrittore navigato può compiere: non a caso, Il segno dell'untore si è aggiudicato il premio Fiuggi Storia 2012. Tuttavia, in questa classifica mi sono fatto guidare da gusti personalissimi e opinabili, che mi portano a collocare questo libro, per la qualità della scrittura e le emozioni regalatemi, sullo stesso piano di Roma in fiamme.
Secondo classificato: ex aequo.

La scrittura di Franco Forte presenta due caratteristiche: è raffinata ed è costante. Anzitutto, le scelte sintattiche e lo stile narrativo tradiscono una ponderata scelta di termini, che a tratti sfocia nella poesia. In secondo luogo, la storia non subisce mai un calo qualitativo: le parole sanno mantenersi sempre sullo stesso livello. Alla luce della mia lunga carriera da lettore, ritengo che questa caratteristica sia frutto non solo di talento, ma anche di esperienza: saper dosare la penna per dare equilibrio a centinaia di pagine è un'opera che esige, sopra ogni altra cosa, consapevolezza. Lo ammetto, all'appello manca ancora qualche libro: dal comodino mi scrutano minacciosi due romanzi pubblicati nella collana Segretissimo Mondadori (gentile omaggio dell'autore) e, soprattutto, Carthago, che secondo molti sarebbe il miglior libro di Franco Forte.
In attesa di colmare questa lacuna, mi sento in dovere di fare due cose. Primo, apprezzare lo scrittore. Secondo, stimare l'uomo. Per chi, come me, aspira a intraprendere la carriera editoriale; per chi, come me, coltiva il desiderio di vivere tra pagine, parole e manoscritti; per chi, come me, sogna di sublimarsi tra scritti propri e altrui, vivendo di storie, di avventure, di fantasia, Franco Forte rappreseta indubbiamente un esempio, un paradigma del self-made man che, in un ambiente ostico come quello editoriale, riesce a dare un afflato di speranza a noi, lettori, scrittori, sognatori.

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